Archivio

24/03/2011

L’imbarazzo… dell’imbarazzo - C'era una volta il made in Italy

Alta sartoria, prodotti enogastronomici di fine qualità, design, industria automobilistica all’avanguardia, manufatti di artigianato unici nel loro genere…
L’Italia da tempo ha un ruolo di primissimo ordine nell’import/export a livello mondiale. Nel XX Secolo il nostro Paese ha saputo prendersi una magnifica rivincita dopo essere stato sempre, storicamente, terra di conquista straniera. Forse proprio per questo ha saputo imparare a resistere, combattere e, sistematicamente, Risorgere dopo ogni batosta.
L’ingegno e la proverbiale capacità di adattamento alla realtà – a volte durissima – hanno infatti plasmato nel tempo il popolo italiano e l’hanno reso capace di esprimersi al meglio in tutti i campi del sapere, dell’arte, della scienza. Tutto risolto, oggi, dunque? Non si direbbe…
Proprio nei tempi attuali, quando il peggio sembrava essere definitivamente alle spalle, bisogna fronteggiare una tremenda insidia, molto più subdola perché non viene da oltre confine, come accaduto in passato, ma è un malessere interno, dunque dal quale è assai complicato prendere le debite distanze per isolarlo e contrastarlo.
Si tratta inequivocabilmente della situazione politica interna che, a prescindere dalla parte che si vuole o non vuole prendere, dalla fazione o dal colore della casacca, sta (contro) producendo effetti velenosi in tutto il pianeta per l’Italia e gli italiani sia a livello economico sia a livello d’immagine.
Le notizie oggigiorno – anche le più scialbe o insignificanti – molto più velocemente e ubiquitariamente che qualche decennio fa, giungono alle orecchie di chiunque e ovunque a un solo clic di mouse, figuriamoci quale entità possono avere le sciagure mediatiche che stanno affliggendo il nostro Governo negli ultimi mesi!
Inutile girarci intorno, fa molta più eco uno scandalo rosa (nero sarebbe forse meglio dire) in cui si trova invischiato un Primo Ministro che la scoperta di una nuova particella subatomica ad opera di un fisico o il brevetto di un nuovo vaccino da parte di una azienda farmaceutica.
A questo punto è superfluo elencare le centinaia di nostri prodotti DOP, DOC, DOCG, IGP e compagnia siglata, quando essi sono superati in numero dai capi d’accusa (e che genere di accusa poi) a carico di un Premier e dell’intera classe politica circostante.
A cosa serve vantare l’eccellenza qualitativa delle nostre automobili di prestigio o altri nostri fiori all’occhiello dell’industria e del design quando, poi, all’estero veniamo spernacchiati e scherniti con fare snobistico da chi ci giudica incapaci di darci uno straccio di auto organizzazione politica?
Personalmente, ho avuto modo di prendere coscienza direttamente di un fenomeno ormai dilagante che sta travolgendo – loro malgrado e senza che ne abbiano alcuna responsabilità – gli italiani che lavorano o hanno interessi commerciali all’estero: l’imbarazzo.
Un imbarazzo per ora insuperabile, perché di troppo recente generazione, e ben al di sopra di quello, ad esempio, derivante dagli odiosi luoghi comuni che ci fanno additare superficialmente come mafiosi, mangia spaghetti, donnaioli e così via…
Pensiamoci bene tutti: quei cliché ormai sono stati rielaborati e ben… sdoganati (è il caso di dire!) anzi possono contribuire, per contrasto, a valorizzare il nostro buon operato quando ci riveliamo degni di elogio e facciamo di tutto per dimostrare il nostro valore attraverso i fatti e il duro lavoro.
Ma cosa possiamo dire a nostra difesa quando gli sbeffeggianti stranieri ci accusano di non saper scegliere bene chi ci rappresenta a livello politico? Che non è “colpa nostra”? E chi è che va a votare? Chi è che dovrebbe dar voce al proprio malumore se le cose non vanno bene? Chi dovrebbe ravvedersi delle proprie scelte sbagliate e fare del tutto per porvi rimedio se non noi stessi italiani? Stavolta siamo responsabili delle nostre (non) azioni, c’è poco da dire, e infatti ecco montare l’imbarazzo, un imbarazzo strano, si potrebbe definire un imbarazzo… dell’imbarazzo. Siamo come immobili, supini, vediamo che la situazione sta degenerando ma è come se la osservassimo dall’esterno, indifferenti, senza indignarci affatto, senza decidere il da farsi.
E i nostri connazionali all’estero ne soffrono anche più di noi, non solo a livello psicologico ma anche economico. Gli ordinativi iniziano a calare perché si sta insinuando, in chi ha rapporti con l’Italia, una certa diffidenza, frutto di una cattiva politica interna che si sta rivelando anti made in Italy. Attenzione! Tutto ciò potrebbe cagionare un danno talmente ingente da abbattersi come una mannaia sull’intero sistema economico nazionale.
Stiamo forse aspettando quello prima di sbloccarci? Meglio pensarci un po’ prima!
Tutte le News
Pag. 1

22/04/2011 Una considerazione sul diritto di voto

24/03/2011 L’imbarazzo… dell’imbarazzo - C'era una volta il made in Italy

08/03/2011 In...giustizia fai da te

15/09/2010 Al centro dei rifiuti
 




Powered by JustAdvanced